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Facciamo chiarezza

27 Maggio 2016 - Rassegnasalute.it

27 Maggio 2016 - Rassegnasalute.it - ACCADEMIA

OSTEOPATIA: dalla formazione alla professione

 La Medicina Osteopatica si occupa di tutte le alterazioni disfunzionali del sistema neuro-muscolo-scheletrico e viscero-craniale, come integrazione e completamento delle tradizionali metodiche terapeutiche.

La sua storia trae origine in America, dove si è sviluppata nel tempo fino ad arrivare ad un piano formativo Universitario che ancora oggi è leader a livello mondiale. 

In Italia per ciò che concerne la formazione Universitaria Statale vi è uno stallo, ma grazie a realtà formative private in Medicina Osteopatica si garantisce una preparazione di alto livello.

La struttura organizzativa dei Corsi di Medicina Osteopatica si presenta con un numero di monte ore pari a 4.200 compreso di tirocinio clinico pratico. Il piano studi è garantito da un team formativo composto da Medici, Osteopati e Specialisti delle varie branche della medicina con esperienza pluridecennali nelle più prestigiose  Università Italiane; basti pensare che un corso che si rispetti prevede nel proprio piano tutto quello che di base studia un giovane in una delle facoltà di Medicina e Chirurgia proposti dal nostro sistema Universitario.

 I diplomati in Medicina Osteopatica vengono dotati delle basi scientifiche e della preparazione teorica-pratica necessario all’esercizio della professione osteopatica, della metodologia e cultura necessaria per la pratica della formazione permanente, nonché di un livello di autonomia professionale, decisionale ed operativa derivante da un percorso formativo caratterizzato da un approccio olistico ai problemi della salute, delle persone “sane” o “malate”, in relazione all’ambiante chimico-fisico, biologico e sociale che lo circonda.

 Inoltre, il diplomato Osteopata, ha le capacità di rilevare criticamente da un punto di vista clinico ed olistico, esteso anche alla dimensione socio-culturale e di genere, i dati relativi alla stato di Salute e di Malattia del singolo individuo, interpretandoli alla luce di delle seguenti competenze:

 . conoscenze scientifiche di base, della fisiopatologia e delle patologie di un organo e di un apparato;

 . conoscenze filosofiche, psicologiche, umane ed etiche;

 . conoscenze delle dimensioni storiche della medicina tradizionale ed osteopatica;

 . capacità di comunicare con chiarezza ed umanità con il paziente e con i familiari;

 . capacità di collaborare con le diverse figure specialistiche e professionali;

 . inclinazione naturale verso la disciplina.

 Da tutte queste e tant’altre capacità nasce la figura dell’Osteopata D.O. che in maniera autonoma, allo stato attuale, svolge attività professionale presso un proprio studio o in associazione ad altre figure specialistiche.

 Non presta cure farmacologiche, astenendosi dalla prescrizione di farmaci; non usa macchinari o strumenti particolari ( a meno che non abbia titoli o permessi ausiliari che ne abilitano l’utilizzo ); non referta, non effettua interventi chirurgici o altro che possa indurre all’esercizio di altre professioni regolamentate da norme sanitarie specifiche ed è iscritto regolarmente in una delle Associazioni di categoria presenti sul territorio nazionale , come previsto dalla legge 4/2013.

 Quindi  ci sentiamo di tranquillizzare tutti quelli che indebitamente e criticamente attaccano la Medicina Osteopatica e l’Osteopata soprattutto quelle categorie sanitarie “detentori del sapere medico”, gli stessi che si preoccupano  di iscriversi ad un corso di medicina osteopatica.  Ognuno è grande a suo posto.

 

prof. Francesco MANTI D.O.

Presidente A.M.O.S.

 

25 Maggio 2016 - Quotidianosanità.it

25 Maggio 2016 - Quotidianosanità.it - ACCADEMIA

OSTEOPATIA professione Sanitaria al Senato: come la mettiamo? ( lettera al Direttore )

Gentile Direttore,

Dopo decenni di tentativi presso gli organismi parlamentari e governativi, il 24 maggio 2016 il Senato ha approvato l’articolo 4 del DDL 1324, che istituisce la professione sanitaria di osteopata.

 Da molte parti si levano grida di giubilo, da altre si danno per scontate delle certezze sulla formazione, da altre ancora c’è chi comincia a rivendicare verosimili paternità di questo emendamento.

Facciamo chiarezza. Delle tre “reazioni” sopra riportate, ad oggi nessuna risulta avere fondamento.

La realtà, è che l’emendamento che si sarebbe avvicinato all’obiettivo, presentato da un membro dalla Commissione Igiene e Sanità, non è stato accolto (forse perché troppo chiaro?), e ad oggi ci ritroviamo l’approvazione senatoriale di una professione importante, senza prima averne definito il percorso di studi.

La stessa cosa fu fatta per i Chiropratici nel 2008: un emendamento (art. 2 comma 355) inserito all’interno della legge 24 dicembre 2007 n. 244 (Legge finanziaria 2008), diceva che il chiropratico assurgeva a professione sanitaria. Peccato che lo stesso emendamento specificava che entro 6 mesi, il Ministero avrebbe dovuto decretare il piano di studi: tale piano formativo i chiropratici ancora lo stanno aspettando, oltre più si sono visti negare nel 2014 dalla Corte di Cassazione, il diritto all'esenzione IVA per le professioni sanitarie, proprio perché non era stato emanato il decreto, e quindi non erano professione sanitaria.

Come al solito in Italia, facciamo prima il tetto poi le fondamenta. Come Accademia  chiediamo che se verrà approvato l’emendamento anche alla Camera, vengano subito convocate da parte della Conferenza Stato-Regioni e dal Ministero, TUTTE le Scuole e le Associazioni professionali che in questi anni si sono battute per mantenere pulito il nome dell’osteopatia dai molti ciarlatani che ci sono in giro.

Ci batteremo assieme alle Associazioni di categoria, affinché vengano riconosciuti i titoli pregressi: in Italia infatti, gli osteopati esistono, operano e fanno del bene da più di trent’anni, e chi come noi ha attuato le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rispetto ai piani formativi, rivendica con forza tale prerogativa.

A tal proposito, rispetto alla formazione, nulla si anticipa nell’emendamento approvato in Senato, e nulla si dice su cosa sia l’osteopatia, a differenza di quello rigettato. Chi può parlare di formazione osteopatica se non chi negli anni si è occupato di metterla in pratica? Nessuna tra le professioni esistenti, tranne che l’Osteopata, può insegnare l’Osteopatia, poiché essa è una disciplina che ad oggi non esiste nell’ordinamento universitario. Noi siamo per una laurea quinquennale in osteopatia, autonoma da tutte le altre, come lo è stato fino ad oggi per i diplomi che abbiamo rilasciato. Eventuali parcellizzazioni del percorso di studi, non hanno alcun senso. L’Osteopatia è una disciplina scientifica che non prevedere abilitazioni parziali: o si è Osteopati con le 4200 ore di formazione, o non lo si è.

Di certezze ad oggi ce ne sono poche. C’è certamente la riscossa morale per chi come noi, in questi anni, ha lottato per vedersi riconoscere il diritto di esistere dell’Osteopatia. Ma a nostro modo di vedere, prima del principio “legale” (e fino ad un certo punto, vedi i chiropratici…) avremmo voluto che fosse stato riconosciuto quello “scientifico” della formazione. Tale principio, nel mondo, è approvato da moltissimi paesi, non ultima l’OMS, ma in Italia non ci piacciono mai le cose lineari, bensì i voli pindarici.

L’Accademia di Medicina Osteopatica Superiore, auspica che venga approvato anche alla Camera tale emendamento, anche se quest’ultimo è il chiaro frutto di un compromesso politico al ribasso.

Oggi per la Medicina Osteopatica è un giorno di riscossa morale contro chi negli anni ne ha osteggiato il percorso di riconoscimento, ma allo stesso tempo rimaniamo guardinghi rispetto all’applicazione pratica di tale “principio”, poiché a nostro modo di vedere, è nella sua applicazione che si gioca la partita decisiva.

 

prof. Francesco MANTI D.O.

Presidente A.M.O.S.

23 Maggio 2016 - Quotidianosanità.it

23 Maggio 2016 - Quotidianosanità.it - ACCADEMIA

OSTEOPATI AL BIVIO ( lettera al Direttore )

Gentile Direttore,

La Formazione Osteopatica in Italia, è una realtà da sempre complessa a causa del vuoto legislativo odierno. Nel corso degli anni sono sorte molte scuole, e lo Stato Italiano ha preferito chiudere entrambi gli occhi dinanzi ai rischi che tale vuoto generava. Alcuni formatori in Osteopatia però, coraggiosamente hanno deciso di lavorare e strutturare i propri corsi, come le normali università europee, adeguandosi alle 4200 ore di studio previste dall’OMS ed uniformandosi alle sue linee guida, in modo da garantire agli studenti un piano formativo serio, ed ai cittadini una garanzia di serietà e di professionalità. Non tutti gli osteopati purtroppo hanno lo stesso desiderio di assurgere l’Osteopatia ad una professione di dignità pari alle altre, e questo è stato da sempre un nostro problema, ma non solo il nostro.

Manie di protagonismo hanno impedito nel corso dei decenni di unire le forze per l’unico obiettivo, ossia quello di far capire a chi di dovere, il principio scientifico dell’Osteopatia riconosciuto in tutto il mondo, facendo sì che i benefici di tale disciplina non fossero conosciuti e apprezzati nella giusta maniera dai cittadini italiani.                                                                                                                                 

Nel 2013 c’è stata una svolta, almeno dal punto di vista normativo. L’approvazione della legge 4/2013, ha permesso a tutte le professioni non riconosciute in ordini e collegi di unirsi in Associazione, per meglio tutelare la professione ed i diritti del consumatore. Tra le prime associazioni fondate ai sensi di tale legge, figura l’Associazione Nazionale Professionisti Osteopati, la quale si è posta l’obiettivo di raccogliere gli osteopati che si pongono seriamente gli obiettivi sopra elencati, certificando e vagliando la formazione e l’aggiornamento dei propri iscritti.

L’approvazione in sede di commissione sanità del Senato, del DDL 1324 sul riordino delle professioni sanitarie, ha scatenato molte reazioni contrastanti.

Non commenteremo le affermazioni di chi, sapendo di mentire, non riconosce quello che in moltissimi paesi del mondo, a cominciare dall’OMS riconosce, ossia il principio scientifico dell’Osteopatia, ma crediamo sia prematuro parlare oggi di quel che non esiste. Esiste certamente un emendamento approvato dalla commissione suddetta, il quale verrà messo a votazione del Senato forse nelle prossime settimane, che assurge l’Osteopatia a professione sanitaria, e questo, soprattutto a livello morale, non può che farci piacere, poiché da formatori in osteopatia quali siamo da più di 10 anni, di fatto è la prima volta che un organo pubblico italiano riconosce tale sacrosanto principio. Però al momento è un nulla.

Se tutto dovesse rimane così come in questo momento, l’aspirante osteopata continuerebbe a formarsi presso Accademie private in Osteopatia , e ad esercitare legalmente la propria professione iscrivendosi ad un’Associazione di categoria costituita ai sensi della legge 4/13: stesso discorso varrebbe se tale emendamento dovesse divenire legge, e se, come è già successo per i chiropratici, prima la Conferenza Stato-Regioni e poi il Ministero della Salute, non dovessero decretare entro sei mesi il nuovo percorso universitario, con la differenza del riconoscimento morale di “professione sanitaria” senza percorso di studi riconosciuto.

Come invece noi auspichiamo, confidiamo che il legislatore finalmente legiferi e normi questo stato di far west, in maniera che vengano riconosciuti senza troppi burocratismi i titoli pregressi, ascoltate tutte le Associazioni Professionali di categoria e le Scuole di Osteopatia, e il cittadino possa una volta per tutte usufruire con serenità dei servigi dell’Osteopatia quale medicina complementare che già contribuisce tutt’oggi al benessere psicofisico ed economico del nostro paese. 

 

prof. Francesco MANTI D.O.

Presidente A.M.O.S